Tassazione auto aziendale 2026: guida completa alle novità sul fringe benefit

La tassazione dell’auto aziendale nel 2026 cambia ancora. Il decreto correttivo introduce importanti novità sul fringe benefit: estensione del regime transitorio, nuove regole per le riassegnazioni e limiti temporali che possono aumentare il carico fiscale per dipendenti e aziende. Ecco cosa sapere per evitare sorprese.

Aggiornamento sulla tassazione dell’auto aziendale: cosa cambia nel 2026

In Italia, la fiscalità legata all’auto è da sempre un tema molto discusso. Da un lato ci sono le agevolazioni per sostenere un settore industriale ancora centrale per l’economia italiana ed europea; dall’altro, interventi fiscali pensati per aumentare il gettito.

Alla fine del 2024, in modo inatteso, è stato modificato in modo significativo il regime fiscale del fringe benefit per le auto aziendali assegnate in uso esclusivo.

Il criterio di calcolo non si basa più sulle emissioni di anidride carbonica del veicolo, ma sulla tecnologia del sistema di trazione.

In pratica:

  • le auto elettriche risultano favorite;
  • il carico fiscale sulle plug-in hybrid rimane sostanzialmente invariato;
  • aumenta in modo rilevante la tassazione per tutte le auto con motore a combustione interna, comprese le ibride.

Per molti di questi veicoli, che in precedenza rientravano entro i 160 g/km di CO₂, il valore convenzionale è passato dal 30% al 50% delle tabelle ACI, con un sensibile aumento della tassazione per i dipendenti. Su una vettura media, l’incremento può arrivare a circa 1.000 euro netti annui.

Regime transitorio: cosa succede alle auto ordinate prima della riforma

Nel 2025 le rappresentanze del settore hanno chiesto e ottenuto un regime transitorio per tutelare gli ordini effettuati secondo le regole precedenti e consegnati nel corso dell’anno.

In un primo momento il Governo aveva previsto questa tutela soltanto:

  • per gli ordini stipulati entro il 31 dicembre 2024;
  • per le assegnazioni effettuate entro i primi sei mesi del 2025.

Con il decreto legislativo correttivo di giugno 2026, invece, il periodo transitorio viene esteso alle assegnazioni effettuate durante tutto il 2025.

Per aziende e lavoratori l’effetto è significativo: occorre rideterminare le imposte trattenute fino ad oggi, perché il carico fiscale risulta molto più favorevole per l’intera durata del contratto.

Riassegnazione delle vetture: il Governo corregge l’interpretazione dell’Agenzia

Nello stesso ambito, il Governo ha corretto l’interpretazione penalizzante dell’Agenzia delle Entrate relativa alle riassegnazioni di vetture immatricolate prima del 2025.

L’interpretazione precedente escludeva tali vetture dal possibile beneficio del trattamento forfettario se assegnate ai dipendenti, imponendo quindi il cosiddetto “valore normale”.

Il decreto correttivo ripristina invece la possibilità di riassegnare una vettura mantenendo il regime di tassazione forfettario originario.

Si tratta di una modifica particolarmente rilevante per le aziende che gestiscono flotte numerose e adottano politiche di rotazione dei veicoli.

Nuovo limite dei cinque anni: aumenta la tassazione dal sesto anno

È quindi tutto risolto? Non del tutto.

Il Governo ha introdotto un nuovo limite temporale per le auto concesse in fringe benefit.

Il regime forfettario si applica infatti soltanto fino al quinto anno solare successivo a quello della prima immatricolazione.

Dal sesto anno:

  • il reddito in natura dell’auto aumenta del 50%;
  • cresce il costo fiscale a carico del dipendente;
  • aumentano anche gli oneri contributivi per il datore di lavoro.

L’obiettivo della norma è chiaro: favorire il rinnovo delle flotte aziendali.

In pratica, però, la misura penalizza le cosiddette “second life” nel segmento delle auto aziendali assegnate in fringe benefit.

Attenzione: la norma entrerà in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, fino ad allora potrebbero intervenire aggiustamenti. Chi dispone di una vettura immatricolata dal luglio 2020 potrebbe trovarsi ad affrontare un inatteso incremento fiscale già nel corso di quest’anno. Con buona pace delle politiche di proroga adottate anche da molte aziende.

Optional e fringe benefit: la nuova regola del 5%

Infine, il decreto correttivo introduce una semplificazione che punta a una sorta di “pace fiscale“.

Dopo una pronuncia dell’Agenzia delle Entrate sul calcolo del fringe benefit, che impediva di ridurre il valore imponibile per l’importo dell’auto pagato direttamente dal dipendente, come nel caso degli optional, il Governo è intervenuto chiarendo definitivamente la disciplina.

Se l’auto assegnata presenta optional non considerati nelle tabelle ACI:

  • il valore del fringe benefit aumenta in modo forfettario del 5%;
  • l’incremento non si applica se tali optional sono pagati direttamente dal dipendente assegnatario.

L’aumento appare contenuto, ma determina comunque un incremento generalizzato della tassazione. D’altra parte, è difficile immaginare oggi un’auto priva di optional e le tabelle ACI, normalmente, non ne riportano il dettaglio.

FAQ sulla tassazione dell’auto aziendale

Le nuove regole si applicano anche alle auto già assegnate? Dipende dalla data di immatricolazione e dalle modalità di assegnazione. Il decreto correttivo ha introdotto specifiche tutele per alcune casistiche.

Quanto aumenta la tassazione per le auto termiche? Per molte vetture il valore convenzionale passa dal 30% al 50% delle tabelle ACI, con incrementi che possono superare i 1.000 euro annui netti.

Cosa succede dopo cinque anni dalla prima immatricolazione? Dal sesto anno il reddito imponibile aumenta del 50%, con maggiori costi fiscali e contributivi.